Ragazze selvagge
Riflessioni sull’archetipo della Kore
C’era una volta, anzi, c’è da non molto tempo, nella narrativa italiana contemporanea, una figura ricorrente, la fanciulla selvaggia, dotata spesso di poteri magici e di atteggiamenti al limite dell’umano. Di età variabile tra i quattro e i tredici anni, e dalla fisicità problematica, a suo agio più nella natura che in casa, ama viaggiare nel mondo onirico, giacché in quello reale si scontra con disastri sociali ed ambientali a cui cerca di porre rimedio grazie a speciali capacità sinestetiche. È protagonista di storie distopiche o fantastiche e attinge dalla mitologia greca, dall’archetipo della Kore, che si declina nel mito di Persefone. Kore vuol dire fanciulla, in greco antico. I personaggi femminili con un’età di transito tra l’infanzia e la maturità, rituale di passaggio emblematico, sono metafore perfette della continua ricontrattazione tra ciò che la società si aspetta dall’individuo e il ruolo che l’individuo intende avere nella propria storia personale.
Cosa vedremo in questo corso
Il mio intervento, basato sul saggio Ragazze selvagge esplorerà le vicende di nove fanciulle protagoniste di altrettanti romanzi, con l’intento di tracciare i profili generali e particolari delle nove protagoniste, in ordine di “finzionalità”: dalla realtà inaccettabile alla fantasia più confortante.
Si inizia con Chi ti ama così di Edith Bruck, a seguire con Il paese dove non si muore mai di Ornela Vorpsi. Si passa poi alle bambine selvatiche della metà del Novecento: L’Iguana di Anna Maria Ortese e Nascita e morte della massaia di Paola Masino.
La selvatichezza fa anche il paio coi poteri sovrannaturali, che si esprimono nella forma di facoltà medianiche o sensorialità molto sviluppate. È il caso delle personagge dei romanzi di Laura Pugno, come Eva in Quando verrai. D’una speciale estensione sensoriale è dotata pure Nina dei lupi, protagonista del distopico Alessandro Bertante. Per arrivare alla preziosa bambina-mostro Lulù Delacroix di Isabella Santacroce, reinvenzione di Alice in Wonderland. Dal mondo realistico, perturbante, agli universi distopici o fantastici il passo è breve con Cordelia di Nicoletta Vallorani e La ragazza drago di Licia Troisi.
Alla fine del percorso avremo delineato il potere sovversivo di questo modello di figure femminili, che risulterà alternativo rispetto alle dicotomie tradizionalmente strutturate (autoctono/straniero, naturale/artificiale, umano/animale), oltreché a quelle di genere, intese sia come genre che come gender.