Dialogo con Francesca Matteoni
- Parlaci di te, della tua esperienza, dei tuoi sogni e realizzazioni. Di che cosa ti occupi?
Mi occupo di molte cose a partire dalla scrittura, che resta la più importante. Sono da anni coordinatrice di attività sociali sul territorio collinare della città dove sono nata: nella Valle delle Buri, luogo dove ho vissuto per qualche anno, ho ideato insieme ad altre persone che fanno volontariato attivo nelle Case del Popolo e nelle pro-loco un festival dal titolo Custodi della terra, che unisce insieme cinque piccoli paesi per portare avanti una visione partecipativa e transpecifica della vita. Ho condotto laboratori di poesia in molte realtà, spesso a titolo volontario, lavorando sull’inclusione sociale. Insegno storia, letteratura (Dante) e antropologia a Firenze presso AIFS, istituzione che collabora con varie università americane. Ho vissuto per molti anni in Inghilterra dove ho conseguito un dottorato in storia moderna e poi ho proseguito come ricercatrice fino al mio rientro in Italia. Viaggio da sola in Europa e di solito lontano dalle città. Da qualche anno sono tornata a vivere nei miei luoghi di infanzia nella periferia pistoiese, insieme ai miei gatti. La mia casa tuttavia è un luogo più vasto che si affaccia sia sul mio Appennino paterno, sia sulle brughiere del Dartmoor nel sud ovest inglese. Abito mondi sognati che spesso sono più veri del vero.
- Che cos’è l’anima per te?
L’anima è inscindibile dalla materia per me. Non credo in nessuna divinità, vorrei non esistessero le parole “dio” o “dea”. Ma credo nella presenza spirituale di ogni cosa, viva o morta, nel suo perdurare nella nostra memoria nella possibilità di sentirci uguali nella fine come nell’inizio.
- Quali sono i problemi del mondo contemporaneo secondo te e quali le soluzioni?
Direi che il mondo contemporaneo abita il problema maiuscolo della crisi climatica e dell’ecocidio. Guerre, conflitti, ritorno dei fascismi sono una conseguenza di questo enorme male, nato nell’occidente e nella sua cultura estrattivista e capitalista. La soluzione, che io credo ancora percorribile, è accettare di non avere il controllo di tutto, uscire da un modello gerarchico e banalmente sentire che il mondo è ben più vivo di noi (che siamo i veri agonizzanti). In questo senso anche essere curiosi delle altre culture umane può essere un primo importante passo.